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La nostra storia: le origini

L’esperienza della cooperativa “Malgrado Tutto” inizia nel 1978, anno in cui prende vita il collettivo di animazione “Malgrado Tutto”. L’attenzione del collettivo era rivolta a quelle persone che vivevano in condizioni di degrado o addirittura di emarginazione sociale, principalmente tossicodipendenti, per i quali si organizzavano attività di recupero e reinserimento; non venivano comunque trascurati gli anziani, per i quali venivano organizzati servizi di assistenza domiciliare o soggiorni.

Il nostro logo

Il 1981 venne dichiarato anno dei diversamente abili e molto se ne parlò anche tra gli scout. Erano mancate le notizie di esperienze pratiche; la rivista “Esperienze & Progetti” chiese allora ad Enzo Poltini i suoi ricordi e le sue esperienze.

A ricordo dello Scautismo M.T. (una sigla internazionale che indica le parole francesi “Malgré Tout”, in italiano Malgrado Tutto). L’invito è di riconsiderare queste esperienza senza pregiudizi ma con una sufficiente apertura mentale.

Dal 1968 (dopo i meeting della World Scout Conference e del World Scout Committee dell’anno prima) che si decise il cambio di rotta, ovvero di fare in modo che le persone disabili non rimanessero isolate negli istituti ma si integrassero nella società partecipandovi attivamente, anche nel movimento scout

“Educare all’ESSERE, più che al FARE, vuoi dire anche educare alla socialità attraverso la consapevolezza che proprio dalle singole «diversità» nasce la «complementarietà»: accettare la propria realtà, e la realtà degli altri come «persone» non vuoi dire quindi rinunciare a modificarle entrambe, ma operare in concreto, come dato di fatto e come elemento di informazione indispensabile per poter costruire in progressione.”  

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Enzo Poltini  –  In “Esperienze & Progetti”36 – settembre ottobre 1981

 

Nello scoutismo la Partenza è: risposta ad una Chiamata (scelta di Fede); vivere al servizio dei fratelli (scelta di Servizio); operare per il bene comune nella società di oggi (scelta Politica). Partenza è un momento forte di riflessione sulla propria vita, sulla propria Fede, sulla propria disponibilità al Servizio, ma non è l’unico momento di riflessione della propria vita. Lo spirito èbertolaso2 quello della strada, di una meta che va raggiunta per tappe: non si decide una volta per sempre in maniera definitiva.

La Partenza si prepara e si vive nel quotidiano. E tra i segni che si usano nelle cerimonie scout per prepararsi alla partenza, c’è la bussola, simbolo della capacità di orientarsi nella vita in completa autonomia e responsabilità. La bussola nel logo perché “aspiriamo sempre poter seguire la strada maestra”.

Il Rosso  dell’ago della bussola perché è colore della consapevolezza, del sangue; è simbolo e ricordo della scelta effettuata e dell’onore impiegato. Il rosso, segno del servizio dei Rovers e delle Scolte simboleggiato dai nastri omerali.

Il simbolo del nodo piano come simbolo dell’unione forte e salda.

Sono due tipi di corde che si annodano, una integra e sana e l’altra sfilacciata, un pò malandata…che intrecciate rappresentano metaforicamente l’unione “perfetta”: la parte forte e sana che aiuta quella meno resistente.

Una corda ha sempre la tendenza a disfarsi (cioe’ i trefoli si allentano naturalmente), a meno che le sue estremità non siano fermate, prima che diventi inutilizzabile: anche una corda esige grandi cure se vuoi che duri e non si sfilacci.

Fare un nodo sembra una cosa molto semplice, però c’è il giusto modo di farlo, e ci sono nodi sbagliati, e gli Scouts devono conoscere la maniera giusta. Una vita può dipendere da un nodo ben fatto. Il nodo ben fatto è quello che resisterà ad ogni sforzo e che potrà venir disfatto quando lo si desidera.

(BP, Scoutismo per Ragazzi, 8^ Chiacchierata al Fuoco di Bivacco)

La prima grande sfida

La prima significativa esperienza dell’allora collettivo MALGRADO TUTTO si registra nel 1980, in occasione del terremoto in IRPINIA: viene organizzata una mobilitazione cittadina di volontari, in favore delle popolazione colpite dal sisma, in cui vengono coinvolte circa 150 persone. L’operazione dura circa quattro mesi durante i quali vengono svolte attività di assistenza logistica, sanitaria e di animazione in favore degli abitanti del comune di MURO LUCANO (PZ).

Nel 1984 la cooperativa aderisce alla Lega delle Cooperative della CALABRIA.

Nel settembre 1998 la sede di Pian del Duca viene riconosciuta, con Decreto del Ministero degli Interni, Centro di Temporanea Accoglienza in Casi di Emergenza, ai sensi della legge del 6 Marzo 1998, n° 40.

Successivamente a TRINO VERCELLESE vengono distribuiti 9.000 pasti al giorno per 15 giorni.

E non finisce qui…

Nel 1982 il collettivo si costituisce in cooperativa ed estende il proprio intervento nel settore del disagio giovanile, cominciando a fornire servizi di assistenza e riabilitazione a soggetti portatori di handicap mentale e alle loro famiglie.

Nel 1985 la cooperativa che nel frattempo si era specializzata nel settore, comincia ad accogliere e ospitare soggetti tossicodipendenti. Sempre nello stesso anno la cooperativa ottiene in concessione dal Comune di LAMEZIA TERME un terreno di circa 6 ettari, in località Pian del Duca, in cui iniziano le attività di assistenza e successivo recupero e reinserimento per i soggetti ospitati.

Nel 1987 la cooperativa stipula con l’allora USL n° 17 di LAMEZIA TERME una convenzione per la fornitura di un servizio semiresidenziale di riabilitazione per disabili mentali. Da questa esperienza ha inizio un altro servizio diurno, svolto in forma volontaria e rivolto ai portatori di handicap psichico, che successivamente porta alla stipula di una convenzione ad hoc con il comune.

Nel 1993 viene aperto un circolo ricreativo, affiliato all’ARCI, che gestisce un ristorante, con lo scopo di reinserire alcuni soggetti tossicodipendenti in attività socio-lavorative al di fuori del contesto della comunità.

Nel 1997, in concomitanza con l’inizio del fenomeno degli sbarchi clandestini, la cooperativa accoglie, su richiesta della Prefettura di CATANZARO, 80 profughi curdi sbarcati clandestinamente sulle coste calabresi. Gli ospiti della comunità allestiscono una tendopoli e cominciano ad assistere i profughi con attività di rianimazione. Nell’Agosto del 1998 la cooperativa accoglie 120 clandestini nordafricani sbarcati sulle coste di LAMPEDUSA e PANTELLERIA. Dall’Ottobre al Dicembre 1998 la cooperativa accoglie nel centro 472 profughi Curdi sbarcati a S.Foca (LE). Tra Gennaio e Marzo 1999 vengono accolti altri 112 profughi Curdi, tra cui 55 bambini.

Dall’Ottobre 1997 al Gennaio 1998, in occasione del terremoto di FOLIGNO (PG), la cooperativa presta servizi di assistenza alla popolazione locale, occupandosi in particolare della distribuzione di pasti: con cucine da campo vengono distribuiti 3.000 pasti al giorno per un periodo di 60 giorni.

Dal Maggio al Giugno 1998 la cooperativa affronta l’emergenza dell’alluvione di SARNO: anche in questo caso viene organizzato un servizio di distribuzione di pasti: vengono distribuiti 2.000 pasti al giorno per 60 giorni.

Nel Marzo 1999 ha inizio l’attività di assistenza a favore delle popolazioni in Kosovo: prima a BURREL viene allestita una cucina da campo che per dieci giorni garantisce 4.000 pasti al giorno, successivamente una seconda cucina da campo viene allestita a KUKES dove per dieci giorni verranno distribuiti 6.000 pasti al giorno.

Sempre in relazione alla crisi dei BALCANI nel Maggio dello stesso anno la cooperativa organizza il servizio di distribuzione pasti in favore dei profughi kosovari rifugiati nella base di COMISO in Sicilia: per 80 giorni vengono distribuiti 18.000 pasti al giorno.

Nel Maggio 1999, in occasione del terremoto verificatosi in TURCHIA, la cooperativa allestisce una cucina da campo a IZMIT, per distribuire alla popolazione colpita dal sisma 4.000 pasti al giorno per 30 giorni. Successivamente viene allestito un secondo campo a DUZCE dove vengono distribuiti 500 pasti al giorno per dieci giorni.

Nel 2000 in occasione dell’alluvione di SOVERATO viene attrezzata una cucina in grado di assicurare 1.000 pasti al giorno per 15 giorni. Nello stesso anno a BOVALINO vengono distribuiti 2.000 pasti al giorno per 15 giorni.

“Gli scout mi hanno insegnato ad affrontare il freddo, l’umido, la paura e gli altri: tutte cose utili, nella vita. ”
Beppe Severgnini